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Il nipote Dodò alias il tenore Rodolfo  De Cavalieri

(Da:  MIO NONNO IL BARITONO MINO CAVALLO.

Il romanzo della mia famiglia – di Stefania Cavallo

“Porgo qui un nostalgico e riverente saluto a tutti i Maestri

che pazientemente mi guidarono alla sofferenza e alla virtù

senza le quali tutte le strade rimangono fatalmente precluse!”

Mino Cavallo

Ada  ......auguri!!!! 001

Un articolo di giugno 2008 dalla Gazzetta locale dell’Adda

 

Dodò  si chiama Adolfo  e nasce in Francia a Aix-En-Provence  il 29 maggio 1930;   fin da ragazzo si appassiona alla Lirica e studia al Conservatorio di Marsiglia dove si diploma  nel 1953 e impara quest’arte con un grande maestro  dell’epoca,  il tenore Trantoul  . In quel periodo Dodò  lavora ancora con suo padre carrozziere  e lavora duro di giorno  facendo l’operaio  e di  sera non si risparmia  con le lezioni di canto, solfeggio e arte scenica.  I giornali di Aix parlano di lui  del  “jeune tenor Rodolpho  De Cavalieri!”.

Il maestro  Trantoul , un grande Otello

Monsieur Trantoul , il maestro di canto lirico di Dodò al Conservatorio di Marsiglia

 

In una foto che lo immortalò in una sua mitica interpretazione dell’Otello alla Scala di Milano nel 1921. La dedica al suo allievo Dodò è in francese e tradotta dice così:

 

“Al mio caro alunno Cavallo, lavoratore perseverante e appassionato, in ricordo del maestro che gli ha voluto bene, che lo ha incoraggiato, sostenuto con l’ augurio per un avvenire certo!

 

Marsiglia 29 maggio 1949

 

 

 

Vince il Concorso nazionale dei tenori francesi e a 25 anni decide di venire in Italia per migliorare  la sua tecnica vocale  e per completare la sua preparazione  con la  grande Scuola lirica italiana da sempre  considerata “la migliore  al mondo”  , quella di riferimento nel campo del “bel canto”.

Classe  con  Dodò    al Conservatorio di Marsiglia 001

 Dodò e la sua classe al Conservatorio di Marsiglia col maestro Trantoul

 Decide di andare così da suo zio , il baritono Mino Cavallo , a Napoli  e così incomincia la sua  avventura  in Italia  , imparerà  in pochi mesi l’italiano , che non conosceva assolutamente,  e debutterà  in Rigoletto .

 Conoscerà sua cugina Ada, anche lei già soprano lirico,  che lo  aiuterà  nella preparazione delle opere  e di cui si innamorerà perdutamente sino a sposarla  il 30 marzo  1957 , con sfondo il magico e silente Vesuvio,  e solo dopo aver ottenuto la dispensa papale  che consentiva il matrimonio tra cugini ; così  Ada e Dodò  decideranno di avere figli  solo dopo  aver saputo precisamente e  con prova scientifica che non c’erano tare ereditarie familiari , nell’albero  genealogico,  sino a sette generazioni  prima .

 

Ma  torniamo al canto …..

 

Insomma Dodò  inizia a lavorare con Ada e Mino e faranno insieme  una compagnia teatrale che andrà in giro a cantare opere e a tenere concerti  con i nomi d’arte di  Rodolfo  De Cavalieri e Ada Veneziani .

 

Il tenore De Cavalieri-Dodò  con Ada Veneziani- Ada

Dodò e Ada in teatro

 

Il tenore Adolfo De Cavalieri  con Tito Schipa  e con Gino Bechi

Dodò con Tito Schipa e Gino Bechi ( da sinistra a destra)

 

Dodò è un tenore che ha avuto molto successo, ma ora pochi si ricordano di lui. Il suo repertorio è molto vasto e annovera sino a 36 opere che ancora oggi, all’alba dei suoi splendidi 83 anni ,  ricorda  a memoria, come all’ora . E’ sempre stato appassionato di Verdi e Puccini.

Ha  conosciuto e ha cantato con persone importanti della lirica come Gino Bechi, Tito  Schipa, Carla  Tagliabue  e Luciano Pavarotti.

Insomma  Dodò  esordisce  a Napoli con Rigoletto e terminerà la sua carriera nel 1963 quando  purtroppo  non riuscirà   ad avere scritture  e  l’interesse  per la lirica comincerà a diminuire .

Fu un periodo molto brutto per lui , doveva  pensare alla famiglia , abitava a Milano  e faceva molti sacrifici già da qualche tempo,  così un giorno uscì  di casa di mattina lasciando i suoi guanti bianchi  e il suo cappello di artista  e invece di andare in Galleria , dove si poteva trovare forse qualche  scrittura  nel suo lavoro, ma forse un po’ esausto  e stanco di non trovare nulla , pensò di tornare a fare il suo lavoro di carrozziere , quello che aveva imparato dal padre in Francia  ……e così  tornò  quel giorno a casa e disse ad Ada :  “Ada da domani incomincio a lavorare in carrozzeria!”.

Da quel momento Dodò si buttò alle spalle tutti i sogni  legati alla lirica  e questo resterà un punto di non ritorno nella sua  vita.

Ne scrivo ora  , da figlia, e per la prima volta  così pubblicamente  perché questo ha rappresentato  un peso  negli anni  per la nostra famiglia .

Un peso soprattutto per Dodò che crede sempre di aver sbagliato qualcosa nella sua vita e crede che se avesse avuto più pazienza forse le cose all’epoca sarebbero andate meglio , chissa!  Certo lui in modo conscienzioso  optò per la famiglia  e abbondonò per sempre la musica .

Per molto anni in casa nostra non si parlò più di lirica e di musica e quando succedeva di ascoltare qualche opera in televisione  o romanza  erano momenti di grande commozione  così  come ancora oggi  ….è come se non si fosse mai chiuso in realtà quel legame magico col mondo della lirica , come si suol dire   “buttato fuori dalla porta , rientra dalla finestra!”

Capitò  che , in un certo periodo della mia vita verso i vent’anni,   stimolai  molto i mei genitori ad uscire da questa situazione , molto dolorosa per loro ma anche per me,  e cominciò così ad entrare in casa un pianoforte  e da lì decisi di farmi preparare da mio papà  Dodò  per la prova, in canto lirico, di  ammissione al Conservatorio di Milano e ci riuscimmo .

Ero al limite dell’età  per il Conservatorio  e avevo 26 anni ;  Dodò era entusiasta  e anch’io perché in qualche modo  ci eravamo riconciliati  con  quel mondo  e  forse questo aveva sanato un po’ qualche ferita del passato.

 

Oggi con Dodò si parla più volentieri dei ricordi del passato legato alla sua passione per la musica e l’arte del bel canto  e quando si parla di Mino Cavallo  i suoi occhi si illuminano  e se si trova al pianoforte anche la sua  voce  sembra non conoscere l’azione del tempo che passa, una voce  un pò alla Carreras  come dice lui,   così come quando  a teatro  era un  bravo e gran bell’ interprete di Bohéme , di Traviata , di  Tosca , di Andrea  Chénier  o di  Rigoletto!

Dodò  è stato  sempre molto riconoscente  a Mino Cavallo, suo zio,  e ne è stato molto “innamorato”  sia  in senso artistico  che umano .

Questo è il suo ricordo di Mino Cavallo  “Un grande artista, un grande uomo e un grande maestro che ho avuto la fortuna di  incontrare nella mia vita ! “.

 

La figlia Stefania

 

11 novembre 2013

 

 

 

 

 

 

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