Solo coloro che sono abbastanza folli da voler cambiare il mondo …lo cambiano davvero!Just another WordPress.com site

“Ho la sensazione che nessuno cominci  veramente una  guerra,

le guerre si continuano.

La pace quella è una cosa  che si deve cominciare”  

David Grossman

 

FESTIVAL DEI POPOLI 2013

SOTTO LO STESSO CIELO: STORIE DI DONNE , UOMINI, POPOLI E TERRE

NOVARA 18 SETTEMBRE 2013

 

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RITRATTI DI DONNE  DA  “DONNE CHE (  R  ) ESISTONO  NELLA CRISI –LAVORO, VITA,POESIA E METAFORE AL FEMMINILE

a cura di  Stefania Cavallo

 Festival dei popoli 2013  Novara

  1. 1.       L’IMPORTANZA DELLE PAROLE , DELLA POESIA  E DELLE EMOZIONI
  2. 2.       NON VOGLIO CHE MI RIMPICCIOLISCANO I MIEI DESIDERI
  3. 3.       LA TRIADE LAVORO-POESIA-VITA
  4. 4.       IL READING SULLE DONNE  :  LE PRECARIE – LE TESSITRICI DI PACE  – MALALA

 

Apertura :    fiche filmica , pochi minuti ,  dell’  “episodio  del  pipistrello “ , tratto dal film di Benigni  “La tigre  e la neve”  sull’importanza della Poesia  e delle sue metafore  esistenziali   e   l’importanza  delle emozioni  , tutt’altro che banale,  e del  fermarsi  ogni tanto per stupirsi   e meravigliarsi  come fanno i bambini ,  perché questo vuol dire  fare in modo che anche la nostra vita  diventi  poesia  e  in maniera leggera  si possa  creare quella  giusta distanza   dalle  angosce  e  dalle  sofferenze  quotidiane.

(http://www.youtube.com/watch?v=y5O_nvmfPyw)

Roberto Benigni  perde un sacco di tempo a cercare parole  e invita i giovani a essere poeti essi stessi. Ce lo racconta nel suo  film La tigre e la neve. E per riuscirci ci si deve innamorare e patire. Perché per raccontare la felicità bisogna essere felici e per raccontare la tristezza bisogna essere felici.

In quel film c’è una scena meravigliosa.

Dopo aver cacciato un pipistrello ,con dei versi poetici,  le sue figlie gli chiedono come si fa a diventare poeti.

Lui gli racconta in un modo dolce e pieno di meraviglia di come un piccolo uccellino si fosse posato quando era bambino sulla sua spalla. Era stato lì per un ora e fingendo di essere un albero. Appena l’uccellino volò via andò di corsa dalla mamma per raccontargli cosa gli era successo. E la mamma cinica “..e io chissà cosa mi credevo mai…” “ma era cattiva la nonna?” “no, la colpa era mia. non ero riuscito a trovare le parole giuste per raccontare la mia emozione. Mi dissi ci sarà nel mondo uno che di mestiere trova le parole giuste, che le sa mettere in maniera tale che quando batte il cuore a lui lo fa battere anche a quell’altro. Quel giorno ho deciso di diventare poeta

http://www.youtube.com/watch?v=y5O_nvmfPyw

 

PREMESSA 

Lo “stefania  cavallo- pensiero”

 

Buongiorno ,

ho sempre creduto  e  credo fortemente nei percorsi culturali a supporto del sociale  e del mio modesto lavoro  di mediatrice  e pacificatrice delle relazioni umane  .

 

Ho cercato di esprimere questo filo conduttore  del mio pensiero  con la frase seguente  inserita  sin dalla prima di  copertina  del mio nuovo libro “ISTRUZIONI PER L’USO ANTI-CRISI E MUTUO AIUTO”  :

 

Non voglio che mi rimpiccioliscano i miei desideri

…perché spesso ai  tempi della crisi questo accade, accade che

il mondo venga rimpicciolito!

 

Cosa voglio dire ?  Qui vi è racchiuso in pratica  tutto  lo  “stefania  cavallo- pensiero”  attuale   in cui  c’è il disagio  e tutta la consapevolezza  di chi  si  vede  “deprivato”   di   molto di ciò che aveva sino a qualche tempo fa  , il lavoro , le abitudini , gli affetti  , la spensieratezza  , la  progettualità  ,il  futuro , ma  in contemporanea  sa  che  nessuno può  togliere  la capacità di  “guardare oltre”  di gettare la mente e il cuore oltre  gli ostacoli , sa che   in questi casi o  si soccombe o  si cerca di superare l’empasse   per cercare delle soluzioni possibili  ; ecco  è con questa frase un po’ manifesto  evocativa  di  questo atteggiamento   non soccombente , “resistente” e   attivo  che desidero iniziare  questo incontro oggi  , con l’augurio di potervi contagiare  tutti col mio  inguaribile  positivismo  .

 

LAVORO-POESIA-VITA

 In questi anni ho cercato di dare concretezza ad una prima realtà di progetto che prevede la costituzione di spazi di confronto e dialogo per sostenere e supportare psicologicamente le persone disoccupate, inoccupate o in cassa integrazione .

Il mio approccio su queste tematiche è del tutto originale in quanto coniuga aspetti più di tipo formativo , percorsi che nascono dall’esigenza di estendere la conoscenza di queste realtà, affinché si possa approfondire che cos’è un gruppo di auto-mutuo-aiuto e del perché di questi gruppi con problematiche diverse, delle modalità di conduzione di un gruppo così composto, con aspetti più di tipo “narrativo ed espressivo” e attività che tentano di attivare quelle risorse , spesso sconosciute, che aiutano le persone a “raccontarsi” nei vari modi a loro più consoni o attraverso la scrittura o attraverso la drammatizzazione del  particolare momento esistenziale che stanno vivendo .

 

In questi anni ho lavorato  con impegno  per proporre in questo ambito un approccio piuttosto efficace e originale e mi auguro di poter magari collaborare in qualche progetto e portare tutta la mia esperienza e vissuto da studiosa e precaria su questi temi.

 

Ora propongo proprio una serie di brani e letture che intrecciano molto bene vari aspetti strettamente connessi alla dimensione dinamica del vivere mediata da strumenti creativi e altamente unificatori come la letteratura, il cinema e il teatro.

Convinta che anche attraverso questi media ci si possa “reinventare”, come molte donne cercano di fare riuscendo ad essere straordinariamente creative e irrisistibilmente simpatiche così come illustro di seguito nel mio Reading “Ritratti di donne. Lavoro,vita,poesia e metafore al femminile”.

 

LE PRECARIE

Donne che (r)esistono in tempo di crisi!

(dal mio libro Lavoratori acrobati)

 

Sono tante le storie che in questo periodo sto raccogliendo sul fronte della disoccupazione e della precarietà del lavoro e devo dire che la dimensione del “racconto femminile “ sul tema mi vede più presa, se non altro per appartenenza di genere e anche di vissuto emotivo.

Perché se ne parla molto e ormai tutte le statistiche ce lo confermano che l’attuale mercato del lavoro discrimina soprattutto le donne e se poi si perde il lavoro, come donna a 40 o 50 anni, la discriminante al femminile è ancora più forte.

Come racconta una protagonista intervistata e che dice che da disoccupata a 50 anni ci si trova come in un “limbo“, dopo aver inviato centinaia di curriculum ma nessuno ti vuole; così il più delle volte si esauriscono i propri risparmi, ci si indebita notevolmente e si arriva a farsi far la spesa dai propri cari perché non si ha più un soldo in tasca.

Un’altra, che racconta che ha 52 anni e ha perso il lavoro 3 anni fa e si è convinta che se non è riuscita a trovare un lavoro qualche anno fa figuriamoci se può trovarlo oggi! Questa signora sta vivendo aiutata dalla madre pensionata, che di recente si è anche ammalata, e cura un bimbo piccolo come “tata” sapendo bene che chiaramente si tratta di un lavoro molto precario e che durerà fino a che questo bimbo non crescerà.

Lei stessa poi, con grande preoccupazione, non nega di pensare con una certa ansia a quale sarebbe il suo destino nel momento in cui venisse a mancare la madre, ora molto ammalata.

Il paradosso drammatico al quale stiamo assistendo è anche quello che questa signora, come molte altre persone e signore, a questa età è praticamente già vecchia per il mercato del lavoro, ma anche troppo giovane per andare in pensione.

Così come molte professioniste, come le archeologhe italiane a progetto, che non sono riconosciute in albi professionali e praticamente sono “invisibili” sul mercato del lavoro e hanno dovuto organizzarsi anche loro con blog e sulla rete per rivendicare il fatto che “esistano” e che anche se riescono ad avere contratti temporanei o a progetto il loro lavoro è paragonabile ad un lavoro da “contratto dipendente” e a tutti gli effetti spesso a tempo indeterminato.

Quante lavoratrici “invisibili” come queste esistono e spesso non vengono neppure pagate regolarmente tutti i mesi, come dovrebbe accadere, eppure “resistono” e svolgono il proprio lavoro con dedizione e competenza ?

C’è soprattutto una dimensione di orgoglio e di dignità personale dietro a tutto questo che spesso fa andare avanti, nella speranza che qualcosa prima o poi possa cambiare, che prima o poi una qualche “giustizia umana” possa portare un po’ di equilibrio in questa Società in cui l’Etica e le Regole del lavoro sono completamente disattese e ignorate tutti i giorni.

Concordo con quanto dice Tito Boeri, nel suo ultimo libro “Le riforme a costo zero”, che occorre cambiare le regole di ingresso al mondo del lavoro per tutti, così come è fondamentale riformare gli ammortizzatori sociali e quindi  ridare e riconoscere alle donne un maggior potere contrattuale a partire dalle mura domestiche col lavoro a casa e di cura con figli e anziani.

 

LE TESSITRICI DI PACE

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Le madri hanno il potere di mettere fine alla distruzione della vita. Le madri hanno il potere di costruire un ponte di riconciliazione con spirito gentile e generoso. Che ciascuna di noi tenda le braccia in Pace, una Pace che preservi la vita, una Pace che preservi la vita dei nostri figli. Agiamo insieme per portare la vita ai nostri figli, così da non doverli seppellire. Risvegliamoci perché da madri sappiamo che vi è un’altra via.

(Gila Katsav, moglie dell’ex presidente di Israele Moshe Katsav)”[1].

Collegato a queste emozionanti parole è il bel film Madri (2007) di Barbara Cupisti, attraverso il quale desidero condurvi e che vorrei proporvi, si tratta di un toccante documentario corale materno, con una delicata trama narrativa, in cui “chi genera la vita ha il potere di mettere fine a chi vuole distruggerla. Solo la forza di una madre, e il suo dolore, può credere che questa speranza si faccia realtà. Perché una mamma, di qualunque lingua e provenienza, vive con la paura per i suoi figli”.

Lo sostiene la Cupisti in questo suo documentario, che nasce vicino all’esperienza del Parent’s Circle, associazione creata dai genitori delle vittime del conflitto israeliano-palestinese al fine di stimolare azioni di pace tra le due parti.

Una storia delle cosiddette mediazioni “impossibili” tra le madri israeliane e le madri palestinesi, separate dalla guerra e dall’odio, unite nella stessa disperazione di aver visto ammazzare i propri figli e le proprie figlie.

Parlare di mediazione vuol dire fare riferimento al linguaggio della pacificazione e del rispetto tra esseri umani in tutti gli ambiti della vita, sia a livello macrosociale – quando si parla di conflitti tra popoli – sia a livello del piccolo gruppo, famiglia in primo luogo.

Il dolore è universale, parla la stessa lingua in tutte le nazioni del mondo.

La regista ha incontrato le madri di due popoli separati da un muro fisico e mentale ma resi fratelli dallo stesso dolore. E’ entrata nelle case che un tempo erano luoghi di vita e gioia in cui oggi rimbomba lo straziante vuoto di camerette cristallizzate in un ordine innaturale e di zaini che nessuno porterà più a scuola.

Ha cercato di lasciare spazio alle parole, non voleva interviste, voleva che le protagoniste raccontassero alla macchina da presa il loro sentimento e la loro disperazione, senza imbrigliarle in un cliché classico troppo riduttivo da sceneggiatura. Dice sempre la Cupisti che il progetto del film era di starle ad ascoltare.

C’è un’altra donna che ho conosciuto di persona qualche anno fa a Milano, anche lei grande “tessitrice di Pace” ed è Edna Angelica Calo Livne.

 

BERESHEET :  Edna Angelica Calo Livne

Dice di sè stessa:

“Mi chiamo Angelica e anche Edna, sono nata a Roma e vivo nel kibbutz di Sasa, in Galilea, in Israele….”

Edna Angelica Calò Livné impiega dodici minuti per affascinare il primo gruppo di ragazzi, quattro in meno per farsi abbracciare dal secondo e parla ai tanti studenti in occasione del corso intitolato “Una cultura in tante culture”, dinanzi a decine di ragazzi seduti nell’aula milanese dell’ Istituto Professionale Marignoni-Polo, che si chiedevano chi fosse Angelica, perché mai dovessero essere lì ad ascoltare una sconosciuta al posto delle usuali ore di lezione.

Poco più della metà degli studenti sono ragazze, la maggioranza di origine straniera, i loro occhi ormai fissi su Angelica, mentre i maschi guardano in aria:

“Era il periodo degli attentati e ho immaginato un progetto in cui i ragazzi ebrei e arabi partecipassero insieme ad un teatro che li facesse esprimere e costruire un mondo senza guerra, senza odio, di modo che si guardassero in faccia senza maschera.” e mentre Angelica illuminava tanti ragazzi, mentre una scienziata israeliana vinceva un Nobel per la chimica, mentre un’ azienda israeliana vendeva alla Volvo un sistema salvavita per i pedoni, paradossalmente nello stesso istante a decine si levavano nuove voci che invocavano l’odio e la distruzione di Israele, dal consiglio dei “diritti umani di Ginevra”, a manifestazioni e discorsi in giro per il pianeta.  Nonostante questo buio, Angelica costruisce, perché sa che quello dei distruttori non è il mondo :“Quando ci presentiamo, noi diamo agli altri qualcosa di noi, mettiamo nelle loro mani la nostra identità”, spiega Angelica, i ragazzi sono a bocca aperta, scoprono sia l’autostima che il desiderio di sentirsi pronti per ascoltare gli altri e per esserne parte.

Nel mondo ci sono donne incredibili, Tessitrici di Pace come la pedagogista e regista Edna Angelica Calo Livne che ha creato una Fondazione la “Beresheet La Shalom Foundation” (Beresheet è la prima parola della Bibbia e vuol dire “All’inizio”) che fa un lavoro immane e stupendo con le giovani generazioni israeliane e palestinesi , di varie etnie nel mondo attraverso lo strumento altamente educativo e unificatore che è il Teatro.

 

 

MALALA

 malala

UN BAMBINO , UN  INSEGNANTE E UNA PENNA  POSSONO CAMBIARE IL MONDO . LE PAROLE POSSONO CAMBIARE IL MONDO!

MALALA  YOUSAFZAI

 12 LUGLIO 2013 – ONU

  

STRALCIO DEL SUO DISCORSO

Cari fratelli e sorelle ricordate una cosa. La giornata di Malala non è la mia giornata. Oggi è la giornata di ogni donna, di ogni bambino, di ogni bambina che ha alzato la voce per reclamare i suoi diritti.

Ci sono centinaia di attivisti e di assistenti sociali che non soltanto chiedono il rispetto dei diritti umani, ma lottano anche per assicurare istruzione a tutti in tutto il mondo, per raggiungere i loro obiettivi di istruzione, pace e uguaglianza.

Migliaia di persone sono state uccise dai terroristi e migliaia di altre sono state ferite da loro. Io sono soltanto una di loro. Io sono qui, una ragazza tra tante, e non parlo per me, ma per tutti i bambini e le bambine. Voglio far sentire la mia voce non perché posso gridare, ma perché coloro che non l’hanno siano ascoltati. Coloro che lottano per i loro diritti: il diritto di vivere in pace, il diritto di essere trattati con dignità, il diritto di avere pari opportunità e il diritto di ricevere un’istruzione.

Cari amici, nella notte del 9 ottobre 2012 i Taliban mi hanno sparato sul lato sinistro della fronte. Hanno sparato anche ai miei amici. Pensavano che le loro pallottole ci avrebbero messo a tacere. Ma hanno fallito. E da quel silenzio si sono levate migliaia di voci. I terroristi pensavano che sparando avrebbero cambiato i nostri obiettivi e fermato le nostre ambizioni, ma niente nella mia vita è cambiato tranne questo: la debolezza, la paura e la disperazione sono morte. La forza, il potere e il coraggio sono nati. Io sono la stessa Malala. Le mie ambizioni sono le stesse. Così pure le mie speranze sono le stesse.

Cari fratelli e sorelle io non sono contro nessuno. Nemmeno contro i terroristi. Non sono qui a parlare in termini di vendetta personale contro i Taliban o qualsiasi altro gruppo terrorista. Sono qui a parlare a favore del diritto all’istruzione di ogni bambino. Io voglio che tutti i figli e le figlie degli estremisti, soprattutto Taliban, ricevano un’istruzione. Non odio neppure il Taliban che mi ha sparato. Anche se avessi una pistola in mano ed egli mi stesse davanti e stesse per spararmi, io non sparerei. Questa è la compassione che ho appreso da Mohamed, il profeta misericordioso, da Gesù Cristo e dal Buddha. Questa è il lascito che ho ricevuto da Martin Luther King, Nelson Mandela e Muhammed Ali Jinnah. Questa è la filosofia della non-violenza che ho appreso da Gandhi, Bacha Khan e Madre Teresa. E questo è il perdono che ho imparato da mio padre e da mia madre. Questo è quello che la mia anima mi dice: siate in pace e amatevi l’un l’altro.

(….)

Cari fratelli e sorelle non dobbiamo dimenticare che milioni di persone soffrono per ignoranza, povertà e ingiustizia. Non dobbiamo dimenticare che milioni di persone non hanno scuole. Lasciateci ingaggiare dunque una lotta globale contro l’analfabetismo, la povertà e il terrorismo e lasciateci prendere in mano libri e penne. Queste sono le nostre armi più potenti. Un bambino, un maestro, una penna e un libro possono fare la differenza e cambiare il mondo. L’istruzione è la sola soluzione ai mali del mondo. L’istruzione potrà salvare il mondo.

FONTE : http://www.europaquotidiano.it/2013/07/12/il-discorso-allonu-di-malala-la-sedicenne-candidata-al-nobel-per-la-pace/

 

 

 

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