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Presentazione del libro

Istruzioni per l’uso anti-crisi e mutuo aiuto

Basiano- 14 settembre 2013

 

a cura di Stefania Cavallo

 Istruzioni per l'uso anti-crisi  e mutuo aiuto  2013

Alcuni stralci dell’Intervento

Le paure  contemporanee

Partiamo col  parlare delle paure principali attuali  e che  raccontano  molto di noi ,  ad esempio   se pensiamo al futuro per i nostri figli , no?

La paura di non poter  garantire loro un futuro tranquillo e sereno  , ma soprattutto  l’impossibilità  di  realizzare  dei progetti  , di costruirsi  un loro  percorso  di vita ,  di impegni  lavorativi e non.

 

Questa è  l’incertezza del vivere  di oggi . I sociologi la chiamano  “l’insicurezza” che è  divenuta un elemento comune e quasi normale della nostra società, della nostra vita quotidiana. Pervade i nostri sentimenti in misura crescente, da alcuni anni. Sotto diversi profili e da diverse prospettive. Ormai non si tratta più di un disagio localizzato e definito. A cui riusciamo a dare un nome. Una provenienza, una connotazione. È, invece, un male oscuro, perché contrassegna i diversi ambiti della nostra esistenza. Nel 2012 gli italiani appaiono complessivamente più insicuri. Anzi, “insicuri”, senza se e senza ma –  dal rapporto Demos 2013  (vd. l’ultimo rapporto annuale  Tutte le insicurezze degli italiani. Significati, immagine e realtà  realizzato dalla Fondazione Unipolis, dall’Osservatorio di Pavia, da Demos & Pi e diretto da Ilvo Diamanti ) .

La paura del perdere il posto di lavoro  (vd. Lettura dal libro : Perdere il lavoro):

 

PERDERE IL LAVORO

Se cerchiamo il significato della parola “PERDERE” e se utilizziamo anche dei traduttori da una lingua straniera alla nostra, potremo trovare tante interpretazioni con valenze diverse.

Nel mio primo libro, ho già espresso questo sentimento della perdita, inteso in senso universale, attraverso  quelli che ho chiamato “I GIORNI PERDUTI” che sono i giorni dell’abbandono, “un abbandono” che sperimentiamo già da piccoli col ricordo ancestrale della nascita quando ci separano dal ventre materno che ci ha ospitato per ben 9 mesi, esperienza che si può replicare per adulti e bambini ed adolescenti quando ci si lascia, quando mamma e papà hanno deciso di lasciarsi, di separarsi.

La definizione che a me piace e che esprime il sentimento della perdita l’ho trovato attraverso le parole della brillante critica cinematografica e psicologa Lella Ravasi Bellocchio:

“I giorni dell’abbandono sono i giorni perduti, le ore infinite delle perdite , quelle inflitte e quelle subite , i tempi delle dure emozioni e dei sentimenti che ci hanno devastato, del malumore come aria cattiva che ci soffoca….”

(vd. I Giorni perduti, pag. 57).

In questo caso la Ravasi Bellocchio si sofferma sull’abbandono di Olga, la protagonista del bel film di Roberto Faenza del 2005 “I giorni dell’abbandono”, tratto dal libro di Elena Ferrante, che affronta con grande profondità il tema della crisi e dell’abbandono , vissuto dal punto di vista femminile.

Tutta questa premessa per dire appunto che anche quando si perde il lavoro si rivive un po’ questo vissuto di “abbandono”, di forte smarrimento emotivo proprio come quando eravamo neonati.

Insieme a questo sentimento di perdita e di abbandono che si coglie in chi perde il lavoro si associano tanti sentimenti negativi che possono intaccare in maniera importante e seria la propria identità e quindi il proprio “essere”, il proprio viversi in una condizione sino ad allora sconosciuta e nuova con cui bisogna iniziare a fare i conti, ma soprattutto si tratta di una dimensione che coinvolge la nostra vita affettiva e relazionale.

Un conto è sapere che si andrà in pensione, e comunque anche a questa futura prospettiva sarebbe opportuno prepararsi in maniera adeguata, un conto è sapere che sei stato licenziato, magari senza preavviso e con una modalità un po’ spregiudicata come quelle sempre più in uso oggi ossia, attraverso un fax, ecco tutto ciò, in questi casi, può essere irreparabilmente devastante.

Noi viviamo tanti momenti della nostra vita che ci possono causare dei corti circuiti, anche se momentanei, ma spesso non siamo pronti, come degli “analfabeti emotivi”, sul “come” reagire a tutto questo e soprattutto ci risulta più semplice pensare che forse, in qualche modo, siamo caduti vittime di qualche negatività astrale o simili.

“Ogni crisi è un’opportunità di cambiamento, un’occasione per riflettere, crescere e prendere la propria vita tra le mani per donarla a se stessi e agli altri”.

(Prof.ssa Maria Rita Parsi Presidente Fondazione Movimento Bambino Onlus”).

È ovvio che poi ognuno elabori liberamente questi vissuti, spesso drammatici, e ritengo, come spesso ho sostenuto, che sia importante però considerare questi momenti veramente come degli ottimi spunti di riflessione personale con la consapevolezza che forse in certi casi non si può sempre far tutto da soli e che bisogna farsi aiutare per poter ritornare a recuperare un proprio equilibrio esistenziale per se stessi e per gli altri , perché

“la cura di sé richiede una costante riflessione sulle modalità di risposta emotiva ai propri vissuti; proprio l’abitudine a tale riflessione contribuisce a mantenere e difendere un equilibrio interiore mai dato una volta per tutte”.

(Prof.ssa Maria Martello).

 

Lettura dal libro : Anna Maria Cantarella e la sua lettera “Mia madre non piange”

 

 

ANNA MARIA CANTARELLA

e la lettera aperta alla Fornero :

“Mia madre non piange”

 Cantarella

La Dottoressa Anna Maria Cantarella durante il suo intervento nella trasmissione Piazza Pulita di Santoro ha ridato senso e valore alle parole solidarietà, equità e sacrificio.

Non me la sono dimenticata questa giovane donna che ho anche avuto poi modo di incontrare personalmente al binario 21 della stazione centrale di Milano, mentre portava generi di prima necessità ai lavoratori licenziati dei wagon-lits, come umile e autentica componente della società civile. Mi ricordo ancora gli scambi di solidarietà e simpatia tra lei e Carmine Rotatore e i libri che in regalo gli aveva passato facendoglieli arrivare con il cestino che saliva sino in alto, sulla Torre Faro, per dare ai tre anche un po’ di letture e di “pane culturale “, perché in certi momenti difficili  si può “resistere” soprattutto così. Anna Maria mi ha raccontato della sua partecipazione al movimento della agende rosse di Falcone e Borsellino e di questo suo impegno civile e appassionato di lotta alla Mafia[1].

Ricordo molto bene alcuni passaggi della sua lettera aperta al Ministro Fornero in riferimento alle lacrime che sua madre non verserà, come fece invece la Fornero in un suo pianto famoso e pubblico in occasione del tanto “ criticato” provvedimento sulle pensioni a governo tecnico appena insediato. Parla della madre coltivatrice diretta al sud che compirà 60 anni nel 2013, ma non potrà andare in pensione a 61 anni come previsto, ma a 63 e mezzo e non piangerà lacrime inutili.

La madre di Anna Maria Cantarella lavora nei campi da quando aveva 10 anni e sono 50 anni che lavora con la schiena spezzata dal duro lavoro. Se la meritava o no la sua agognata pensione ? Dice la Cantarella rivolgendosi alla Signora Ministro.

Oggi, appunto, sua madre ha la schiena distrutta e la sua piccola azienda agricola è in crisi!

“Una donna del sud non è avvezza al pianto e con sacrificio e rabbia continua a zappare la sua amara terra, e io continuerò a portare dentro il mio cuore la sua rabbia. Non provo nessuna pena per lei Signora Ministro e sono profondamente indignata e l’indignazione è il sentimento che segnerà le mie scelte e azioni future. Terminerà dicendo così “Sono dottoressa anch’io, sono laureata in Giurisprudenza, grazie ai sacrifici dei miei genitori e vorrei davvero fare piazza pulita di quelle persone che si riempiono la bocca di parole come equità-solidarietà-sacrificio, ostentando empatia e lacrimando quando occorre. Vorrei fare piazza pulita di persone come lei Signora Ministro che stanno cancellando il sogno dell’operaio che vuole il figlio dottore. Con profonda disistima e nessuna solidarietà “.

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