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Quali aspettative   si  alimentano  in un gruppo AMA per disoccupati?

 

AMA  INZAGO  Disoccupati

E’ l’interrogativo che  più   mi risuona, dopo l’incontro di ieri  .  Credo che sia per i vari interventi   e anche un paio di  mail  di questi due mesi e mezzo  .

E’ evidente che in un gruppo su questo tema  ci fosse negatività e in vari passaggi anche del forte pessimismo , tuttavia vorrei ricordare che  questo progetto è nato proprio per “trasformare” queste negatività  , ( che si verificano a seguito della precarietà e disoccupazione lavorativa ),  in positività per se stessi e per gli altri.  Il messaggio forte che mi sento di rilanciare oggi è  quello di “non mollare” e di farsi una propria visualizzazione interiore e porsi delle domande nel chiedersi  “ che non sia presente qualche altro ostacolo?”

E’ chiaro che il mio compito  prioritario è creare le condizioni per fornire un sostegno  umano e  morale , scevro da giudizi. 

AMA  per disoccupati non è stato creato come “sportello- lavoro”  , né come ambiente in cui realizzare delle manualità  di tipo artigianale , dal momento che   un gruppo AMA   non  cerca del  profitto  o qualcosa di “materiale” ,  bensì   cerca  di attivare   una   “forza interiore”  ,  cerca di ristabilire   nei partecipanti  una visione possibile  di  fiducia  e  speranza   esistenziale   per uscire  dai propri bisogni  , appunto  più di tipo materiale ,  e  soprattutto  per far si che non si soccomba  psicologicamente.

Ognuno ha una sua storia  e delle proprie  idee,  tutte rispettabilissime  e uniche  , proprio per  questo  una tale  esperienza  cerca di aggregare  e  ri-orientare tutti questi  diversi  sguardi   su un unico terreno che è  fondamentalmente  quello di   uscire  dall’isolamento e fare RETE ……ma che tipo di RETE?

Una RETE di umanità , di idee, di progettualità , di comunicazione  relazionale virtuosa  che allarghi i propri orizzonti interiori e concretizzi   anche dei  propri sogni  o  ambizioni , perché no?

Il sostegno   è strettamente di tipo  morale e più psicologico , in senso umanistico e non terapeutico,  grazie alle personali risorse  che ognuno decide  di mettere sul tavolo  del reciproco aiuto.

Chi si aspetta qualcosa di diverso forse è giusto che sappia, a mio avviso, che ha sbagliato  luogo  e realtà.

La sfida però resta , per quanto mi riguarda, e ora desidero far mia la frase  citata  in questi giorni , nel suo secondo  libro, da Saviano, ( il «corridore di storie» che non diserta il ruolo di narratore civile ), presa da una poetessa  bulgara  Blaga  Dimitrova  e   che   dice,  tra l’aforisma citato  :   

« Nessuna paura che mi calpestino.  Calpestata, l’erba diventa un sentiero » .  Per me la seconda parte della frase  è  evocativa  dei difficili  percorsi  culturali   che  a volte propongo alle comunità  , nel mio piccolo,   e  voglio credere  che    ci siano tanti  sentieri   possibili  da  calpestare  e da  far nascere !  

Credo  che ognuno potrà decidere,  in cuor suo ,  se proseguire nel sentiero tracciato  (un po’  umilmente dalla sottoscritta  ) o fermarsi.

Grazie ancora  a tutti  per  l’opportunità di incontro . 

Stefania

14 aprile 2013

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