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DALL’ASSISTENZIALISMO AL MUTUO-AIUTO ? UNA NUOVA CONCEZIONE DEI SERVIZI SOCIALI  

Di Stefania Cavallo

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Alla luce di alcune  riflessioni che da qualche tempo sto facendo  e  di cui ho scritto  , credo che  persone che  vivano un   forte disagio economico abbiano come priorità quella di soddisfare innanzitutto i propri  “bisogni primari ” , di  mera sopravvivenza materiale e psicologica  . 

 

Uno   “scambio”    tra   “chi aiuta e chi è aiutato” ,   non può essere  solo di tipo “contabile”  per un’amministrazione  , ( anche se  necessariamente lo è,  se si pensa   agli importanti   contributi  erogati per le famiglie bisognose e indigenti , ecc.) ,  ma  può diventare “altro”   e molto di più e cioè  un rapporto di solidarietà   tra pubblica amministrazione  e cittadini in difficoltà ,   un rapporto che può arricchirsi  in maniera biunivoca  attraverso uno scambio di risorse  umane  incredibili  . 

 

Il tema  a mio avviso  , per le amministrazioni pubbliche,   che può cambiare l’atteggiamento  basato sul mero “assistenzialismo ” ( che però in alcuni momenti può dare  molto  “ossigeno”  a chi è in seria difficoltà)    potrà essere  quello di  ri-orientare il proprio sguardo  oltre i bisogni primari  di queste persone , accompagnandole  con percorsi alternativi   di tipo culturale  per soddisfare  gli altri bisogni , quelli  più di tipo sociale ,  per la collettività  e per loro stessi .   Allora    coinvolgere   o proporre  di partecipare  ad  esperienze di volontariato  o simili  può avere un senso ,  anche se non si può “obbligare”  a tutto ciò , perché  sono percorsi  appunto volontari  e  culturali di consapevolezza.

 

I percorsi di consapevolezza  sono autonomi , liberi  e  attivano risorse personali  con ricadute  positive elevatissime sul piano sociale e culturale.

 

Da un punto di vista  sociologico  questa  è  una prospettiva che attribuisce alle persone  e ai membri delle  famiglie un ruolo attivo verso la risoluzione dei loro bisogni scardinando una concezione che vedeva una presa in carico fondata prevalentemente sull’aiuto piuttosto che  sull’attivazione delle risorse.

 

Il  metodo  che attivo nei gruppi di Auto-Mutuo-Aiuto  per disoccupati  è proprio quello su cui si basa l’approccio  maieutico della mediazione ossia quindi la capacità di stabilire un’efficace relazione d’aiuto lasciando  spazio ad un ri-orientamento del l’operatore/professionista  nel sostenere il riconoscimento e l’attivazione delle capacità di cambiamento delle persone con problemi  lavorando  sull’implementazione delle loro competenze.

In definitiva in questa logica nell’attribuire un ruolo attivo all’attore sociale si approda ad una sostanziale pariteticità tra utente/cliente e operatoreIn questo contesto  si   attua  e si sviluppa  il lavoro del gruppo di Auto-Mutuo-Aiuto e del facilitatore della comunicazione al suo interno .

 

Servizi intesi come occasioni per superare le dimensioni di isolamento in cui si trovano molte famiglie, per costruire occasioni di incontro, di dialogo, di scambio e di esperienze .

La costruzione di una cultura dei servizi che dia  valore al “patto” tra le persone, alla ricerca di forme di  “dialogo”  possibili entro un principio di impegno personale (vd.ad es.  ruoli interconnessi come nella famiglia).

 

In una relazione, ciò che si lascia all’altro è qualcosa di intangibile .
Eric Fromm ha detto: “Il più profondo bisogno dell’uomo è superare la separatezza. Lascia la prigione della tua solitudine! L’incapacità di realizzare questo scopo comporta la pazzia “.

Senza inter-dipendenza non esiste sopravvivenza!

 

10 febbraio 2013

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Commenti su: "DALL’ASSISTENZIALISMO AL MUTUO-AIUTO ? UNA NUOVA CONCEZIONE DEI SERVIZI SOCIALI" (2)

  1. rosaria ha detto:

    sono rosaria catania e vivo a San Pietro Clarenza, un paese nella provincia di catania. Da un anno sono in pensione e mi sono inserita in una associazione di volontariato, accorgendomi che la caratteristica primaruia è assistenzialismo e la cosa non mi è piaciuta . Ieri nel programma di rai tre : Piazza affari, ho sentito il pensiero di Stefania Cavalli e ho intravisto una possibilità di poter intervenire nella reltà del mio paese caratterizzato da una agricoltura abbandonata e uno spreco nel mantenere l’esistente senza prospettiva. nella mia associazione sul principio che i disoccupati sono tanti perchè tutti coinvolti dall’edilizia volevamo intraprendere una iniziativa tipo la banca del tempo, ma desso cercheremo di approfondire la proposta di Stefania.
    Grazie perchè forse si può fare qualcosa da semplici cittadini senza arrivismo politico.

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