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La Realtà  dei gruppi di  Auto mutuo Aiuto per disoccupati

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Ho appena avviato il primo gruppo di Auto Mutuo Aiuto per disoccupati  presso il Comune di Inzago ,  in Martesana ,  grazie al supporto di un Assessore alla Politiche sociali che crede  nel suo lavoro  e che fa l’amministratore   in maniera seria  ascoltando   i suoi concittadini  anche  attraverso    una naturale  propensione empatica verso  chiunque incontri nell’arco della sua giornata   da amministratore .

Sono convinta che    nelle nostre collettività  ce ne siano molti di amministratori così .

Allora pensavo di  comunicare e rendere “ visibile “ quello che ormai  si cerca in molti modi di  rendere invece normale  o invisibile , ossia il problema  di chi è senza lavoro  o ha un lavoro saltuario  o precario .

Mi piace l’idea che attraverso questi gruppi   ci sia un “effetto –presenza”  del  problema  e di questa realtà  che si pensa di affrontare specialmente con strumenti  di tipo tecnico e finanziario ,  pensando che ci sia sempre un elevato costo  da sostenere    per organizzare  questo tipo  di  spazi , senza preoccuparsi  invece, in maniera molto più seria , di quali siano i reali  e devastanti  costi  economici e  sociali  per una comunità  che resta  inerme   e decide che non ci sia niente da fare  per i propri disoccupati   nel ribadire a modi mantra  che “ non ci sono risorse”  e questo ovviamente  metterebbe a posto tutto , vero?

Ma cosa fa un gruppo di Auto Mutuo Aiuto  per chi non ha più lavoro o deve sopravvivere all’incertezza lavorativa contemporanea , e soprattutto a cosa serve?

In un tal gruppo le persone che vi partecipano  ricostituiscono  una micro-collettività  in cui si parla degli stessi problemi   , ci si ascolta con rispetto ,  e insieme si  cercano  soluzioni per uscire  dal proprio  empasse  e disagio  , cercando di elaborare  sentimenti  spesso dolorosi  e negativi rispetto al proprio vissuto che si percepisce  come  chi si sente “fallito”   e   come   “vita  a perdere”  della società .

Il gruppo AMA  è condotto inizialmente  da un facilitatore della comunicazione  che con  umanità ,  sentendosi  parte del gruppo  e  un po’ di  competenza ,   svolga  più un ruolo di  stimolo  alla riflessione  per il gruppo  e per i  singoli vissuti   affinché  sia sempre alta  la motivazione  costruttiva  a cambiare   le cose  e perché ci si senta  “risorsa”   per sé   e per gli altri   del  gruppo  oltre  che per la società .

Allora così si crea tra i partecipanti un legame di fiducia , un legame che è innanzitutto morale , umano  e di amicizia  in cui ciascuno scambia  con l’altro e con il gruppo   informazioni  utili  relative al lavoro  da cercare o per cui “reinventarsi”   e in maniera virtuosa   ci si costruisce un nuovo percorso di vita  non più  “da soli “  ma sostenuti   da questa nuova rete di  umanità  e di contatti .

Personalmente ritengo che  a livello di esperienza è importante anche “contagiarsi”  , all’interno del gruppo, con  chi magari ha passato un’uguale esperienza drammatica   da “senza lavoro” ma che si è “reinventato,  già over 40,  e può raccontare   come ha fatto  , perché è evidente che   spesso è importante per queste persone  rompere dei  meccanismi mentali   che   possono sfociare o in atteggiamenti   rinunciatari , o  autolesionistici    o vittimistici o  assistenzialistici , come l’aspettare sempre che arrivi qualcuno dall’esterno a risolverci magicamente  i problemi , ma la realtà soprattutto attuale    va nella direzione opposta  , come    possiamo sperimentare quotidianamente .

L’ esperienza  dice che questi gruppi ,se ben avviati e seguiti, funzionano  e le ricadute , non solo           sociali ,  diventano  importanti per una comunità che voglia definirsi   e   proporsi   tale . 

Per organizzare  il tutto   il   “costo”   è  praticamente    quasi  “zero”  , come direbbe  l’economista  Tito Boeri ,  e probabilmente  creerebbe   una sana competitività   tra  amministrazioni ed  enti  che si occupano   a vario titolo  di  “lavoro”  e di  “servizi  sociali”   per cominciare a credere  che qualcosa  da fare   sia   possibile ,  se ognuno fa  semplicemente  la sua  parte , magari   orientando  o  ri-orientando  di più il proprio sguardo anche a questo tipo di realtà   e  confrontandosi , senza  personalismi  o timori  ,  con  donne e  uomini , ragazze e ragazzi    che desiderano  solo  riappropriarsi   con dignità   di un’esistenza più  sostenibile  per loro, per i propri figli  e per un futuro  realmente migliore  .

Stefania Cavallo                                                                                                                                  stefania.cavallo@alice.it   ; 392/1316509

 

 

5 febbraio 2013

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Commenti su: "La Realtà dei gruppi di Auto mutuo Aiuto per disoccupati" (1)

  1. Ottimo Stefania, mi piace come sottolinei gli aspetti importanti e di significato di questo gruppo. Sulla Rai ho visto una trasmissione che non ricordo il titolo che porta esempi di questo tipo e cio di persone che si sono reinventate un nuovo lavoro e che oggi con molti sacrifici sono riusciti a emergere. Di esempi ce ne sono molti .. uno fra tutti quello di Steve Jobs che nonostante la sua malattia ha continuato a lavorare fino alla fine per portare il suo famoso messaggio ai giovani: ” Non lasciare che gli altri scrivano il romanzo della tua vita, fai in modo di esserne tu l’autore” .

    Un abbraccio Marco

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