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L’intervista alla figlia Ada

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La figlia Ada (soprano)  e Mino durante un loro concerto

 

A questo punto inizio  la serie delle mie domande  e la mia prima intervista seria ad Ada  con questa  domanda : 

“Che ricordo hai di tuo padre come figlia ?”   

 “Era molto affettuoso  e mi  seguiva molto ,  perché   anche  io    avevo  iniziato a cantare  e a studiare   canto  proprio con lui , ero un soprano .  Anche quando  mio padre  stava fuori Napoli,  appena terminava  il contratto tornava subito a casa     per stare con la sua famiglia e i figli .  Quando è stato in  Medio – Oriente  è stato tre anni senza mai tornare a casa . Ero  appena nata  nel  ‘31  quando  mio  padre  andò in Giappone e  realizzò  un bel disco  che parlava  proprio di  me  e vi rimase sino al ’34 “  .   

A questo punto   con Ada  intraprendiamo  un po’ delle libere conversazioni sul padre  .  Mino era riconosciuto  anche come un buon maestro di canto e aveva molti allievi  e spesso non si faceva nemmeno pagare , talmente era generoso e umano . 

Non solo, ma se uno dei suoi allievi o amici  era in difficoltà finanziaria  li aiutava; in realtà il nonno  non aveva un approccio  che lo legasse  al denaro  in maniera materialistica e venale anzi  , quello che anche io so come nipote è che questa sua enorme generosità   non lo fece certo morire  da ricco , anche se avrebbe potuto sicuramente succedere; infatti  rimase sino alla fine  dei suoi anni   in quella casetta ai Ponti  Rossi , sia per suo figlio Amerigo , ma anche per quella sua  semplicità d’animo che lo caratterizzò  nella vita.

“ Quale era il suo approccio   al  successo ? Come  lo viveva , dal suo  punto di vista? ”

Ada risponde così  :  “ Lo viveva in maniera molto normale  , però  quando cantava  non voleva   vedere nessuno della famiglia  perché si emozionava .  Infatti io andavo di nascosto  a seguire  le prove  in teatro , lui non mi vedeva , avvisavo tutti  gli addetti  portinai  di non dire a papà che io ero lì.  Mi ricordo  , ad esempio,quando è stato scritturato per cinque anni al Piccinni  di Bari  e io lo seguivo sempre di nascosto  “.

“La sua carriera  è sempre stata  in  salita ? E quali erano i colleghi  baritoni  con cui era artisticamente in competizione all’epoca? “  

Ada :  “Sì è sempre stata  in salita e all’epoca non c’erano molti baritoni , ricordo Tagliabue , cantò  un po’ prima di lui ,   dopo è arrivato  Gino Bechi ,  ma   il suo stile soprattutto ricordava  il baritono  Titta Ruffo , un grande baritono  che ha cantato prima di lui”  .

“Dove preferiva andare quando lo chiamavano all’Estero ?Dove sentiva di essere più apprezzato ”

Ada:   “ In America,  che non amava,   quando  fece  un giro di concerti  nel ’48 ,  per  tanti mesi,  lo sentì  un grande  impresario del  Metropolitan   che lo invitò e lo voleva scritturare  , fu trasmessa  un’intervista   in radio , nell’ambito di una trasmissione che si chiamava   Buongiorno Italia ,  disse  che  lì era una  “bolgia infernale “ e non vedeva l’ora di tornare  a  casa in Italia ; di fatto rifiutò quel contratto americano .

In realtà  lui tornava volentieri in Italia e anche  in Francia  e a Montecarlo , che era la sua seconda casa e per sette anni aprì la stagione operistica all’Opera di  Montecarlo , da gennaio  a marzo ,   come baritono fisso  e  grazie ad un impresario , il direttore artistico di allora , un principe russo,  che  amava molto la voce  di papà .  Un anno  fu invitato , durante il giubileo del principe Ranieri , nel mese di giugno,  come ospite d’onore alla reggia.”

“Cosa pensava dei suoi colleghi ? Partecipava alla vita mondana dell’epoca  ?”

 Ada : “Faceva una vita molto ritirata  a parte il lavoro in teatro  e alle   rappresentazioni  operistiche  seguivano  le varie recensioni , ma  tutto in maniera molto  normale  .  All’epoca ricordo che  il grande tenore Del Monaco , con cui ha cantato,  gli chiese consigli per la voce  perché non  raggiungeva gli acuti ed era agli inizi della sua carriera, mio papà  gli disse di   alleggerire  i centri   perché aveva la voce  molto potente . 

Ha cantato con  Merli  il quale  voleva solo il baritono Cavallo come Iago  in quanto lo faceva sentire  Otello per la sua bravura .  Il tenore  Lauri Volpi  invece era geloso, nel Trovatore   dove faceva più successo mio padre di lui .  Ricordo a Barcellona  al  teatro  Museum  con i manifesti  in cui c’era a caratteri cubitali il nome del tenore Lauri Volpi  e in piccolo  quello di mio padre  il  quale non  faceva caso a questi aspetti  , però il giorno dopo  l’opera   i principali giornali   spagnoli  parlavano del grande successo del baritono Mino Cavallo .  Infatti , per questo motivo ,  da allora  Lauri Volpi   , che fu un grande Trovatore,   non volle più cantare  con mio padre  . Mio padre cantò con Beniamino Gigli , suo  amico, i  soprani come la Toti Dal Monte,   la  Simionato  e   Lilly Pons , un grande soprano leggero francese  “.

“ Mi sembra di cogliere che lui non fu mai  geloso di qualche  suo  collega , me lo confermi ?”

Ada : “ Sì certo non fu mai geloso  dei suoi colleghi,   anzi spesso  era felice dei loro successi,   quanto il  suo . Fu molto amato  dalle persone comuni  che  lo ricordarono andando in molti al suo funerale  “.

“Scopriva dei talenti  ?”

Ada : “Sì ,  per l’epoca fu proprio un “talent scout” ;  ci fu una famiglia barese  che mandò  la figlia , molto dotata vocalmente , a prendere lezioni da mio padre  che  in effetti   la fece  debuttare , al Piccinni di Bari ,   in cinque mesi in Rigoletto  nel ruolo di Gilda , contrariamente  al parere  di tutti gli amici e colleghi,   ed ebbe ragione perché questa giovane ragazza  , all’epoca solo sedicenne ,  avrebbe  fatto  poi del canto  lirico  il suo lavoro ,  avendo   molto successo come soprano leggero e  facendo una  brillante  carriera  .”

“  La nonna  era gelosa  ?”

Ada :  “ Non era gelosa ;   forse  aveva un po’ una considerazione  sacra di quest’uomo  .    Ricordo  quando  mio padre  tornò  dal Giappone , dove  era stato tre anni  e  aveva conosciuto  una principessa  che  si  era innamorata perdutamente di lui , ma quando il piroscafo  del Conte Rosso  attraccò  al porto  di  Brindisi  lui  le disse  che ,  pur essendoci stato  del tenero tra loro ,   ora  c’era sua moglie e i suoi figli  che lo aspettavano  al molo  e  doveva andare, insomma  la salutò così .  In realtà,  la  principessa giapponese   desiderava    che mio padre  lasciasse  sua moglie , mia madre,   in cambio  di un vitalizio ….ma  non andò così ! “ . 

Come nipote , devo dire che questa storia  non la conoscevo e mi ha mostrato il nonno  nella sua fragilità  e umanità  e in fondo  me lo ha reso più simpatico  .

 

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 Mino  e  il nipote Dodò  (tenore)  durante un loro  concerto

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