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Il ricordo di mio nonno

 

Cavallo_Mino1 

 

Il ricordo di mio nonno

Tempo fa di mio nonno  ho scoperto  questo in  rete  e  dice così :

Mino Cavallo  (Francavilla Fontana 1898 – Napoli 1986)

Si trasferì giovanissimo in Sudamerica e, rientrato in Italia, iniziò lo studio del canto. Inizialmente fu indirizzato allo studio come tenore ma successivamente passò alla chiave di Fa. Debuttò nel 1930 al Bellini di Napoli come Tonio nei Pagliacci.  Ebbe modo di cantare a fianco dei migliori colleghi dell’epoca e si esibì alla Carnegie Hall di New York, al  Covent Garden di Londra, in molti teatri spagnoli dove fu sempre interprete acclamatissimo, al Teatro del Casinò di Montecarlo dove cantò ininterrottamente dal 1940 al 1945. Rimase in carriera fino al 1960. Dotato di timbro pastoso e brunito e, grazie agli studi giovanili da tenore, di acuti smaglianti, (si dice raggiungesse con facilità il Sib e sulle cronache d’epoca si legge che  trissava abitualmente la “vendetta” nel Rigoletto) fu artista apprezzatissimo.

(Fonti : http://www.lavoceantica.it/Baritono/Cavallo%20Mino.htm ;     http://baritonominocavallo.jimdo.com/ )

 

In effetti  è da diverso tempo che desidero scrivere  sulle  personali radici  legate  a questa figura importante della  nostra famiglia   e   forse ora è giunto il momento di mettermi al lavoro . 

Certo che la forma narrativa alla quale penso è un po’ quella di  ripercorrere  la vita di mio nonno  in maniera  un po’ originale  e cioè attraverso “libere conversazioni”  intercorse  con sua figlia Ada  ,  mia madre .

Ada  è la figlia  che  forse  ha assimilato , di più   delle altre figlie ,  la stessa  sensibilità musicale e artistica  del padre –alias  mio nonno,  sicuramente colei che può  aiutarmi in questa  impresa  piuttosto  particolare  nel cercare di restituire un ricordo  di quest’uomo  che  ha rappresentato  qualcosa di molto significativo nelle nostre vite  e   per il bel canto  italiano  nel mondo . 

Un patrimonio familiare ,  non solo,  che non  si poteva non svelare  anche se  solo  parzialmente .  

Quando sono nata  mio nonno aveva 63  anni e nel 1962  si sarebbe esibito  con la sua ultima apparizione in teatro  (il Teatro Garibaldi di Santa Maria Capua Vetere) e con Rigoletto  ,   proprio  il suo “cavallo di battaglia”  , così  come indica la sua cronologia artistica  . 

Mi ricordo che  quando ero piccola  e arrivava il Natale  si partiva sempre per Napoli dove  abitavano i nonni materni  , quindi nonno Mino  ,  e si stava a casa loro  in  via   Ponti Rossi  ,  una casa  situata  in zona Capodimonte  , in direzione Capodichino  e  aeroporto .   Dell’abitazione di nonno Mino mi ricordo la solarità  e  quanto fosse piccola  ma accogliente  e soprattutto  ricordo  il suo studio  molto bello  e subito si   percepiva   l’odore del tabacco   che mio nonno  teneva nella tabacchiera  e ogni tanto portava al naso  con una certa  nobile ritualità .

Il suo studio  era  tappezzato  di quadri   e  di statue un po’ realizzati da lui e un po’ regalati  nel tempo  per le occasioni più importanti  e per i suoi successi  e poi  lo si trovava spesso  al pianoforte  a suonare  e   suonava  una messa liturgica da lui   composta , come autodidatta,    e   regalata  al Papa  di allora  .

Di lui mi  ricordo  una grande dolcezza  , forse  perché già anziano , e  il fatto che   quando non suonava amava parlare   di spiritualità   e del libro che spesso leggeva  ripetutamente   e  riguardava   i pensieri di   Confucio ,  del pensiero  scintoista  e  simili.

Certo  io lo vedevo  seduto in poltrona  con la sua tabacchiera  forse come tanti altri nonni   e all’epoca  non ho approfittato  di chiedergli della sua  vita  , della sua arte  portata in giro nel mondo  e di questo un po’ mi dispiaccio  . Lo  percepivo  come un nonno normale  così come normale  era sentirgli  accompagnare  mio padre , tenore, in qualche romanza  preferita   e  del loro  divertirsi  sul   repertorio   musicale .

C’era anche nonna  Alfonsina  , una nonna che ho amato molto  .  Una donna che  ha vissuto un po’ all’ombra del grande artista   e che ha cresciuto  i suoi  4  figli  spesso sola  perché il nonno era   in tournée  in Italia o all’estero. 

Inoltre , come  i grandi artisti  lirici  dell’epoca, mio nonno   viveva quasi  come  in una campana di vetro  e   soprattutto  mia nonna   lo proteggeva   da tutto ciò che  potesse  dargli preoccupazione   o emozioni  dolorose  forti   e negative perché  tutto ciò poteva avere  ricadute  devastanti sulla sua  performance  vocale  .  

Mia madre Ada  mi disse che  quando  suo fratello Amerigo  morì ,  di  endocardite acuta,   insomma una grave  malattia , all’età di circa  14 anni ,  fu proprio  Amerigo  a non volere  far sapere  a mio  nonno  Mino  che  stava per morire,   perché    stava  cantando al  Teatro Piccinni di  Bari   e  Amerigo non voleva che  si interrompesse  l’opera.   In realtà mio nonno sapeva che suo figlio Amerigo stava male  e approfittava di ogni  fine-d’atto  per telefonare a casa  e chiedere come stava  . Finita  la recita di Rigoletto mio nonno partì  da Bari  per Napoli  e arrivò  in ospedale  quando  purtroppo  il figlio era già spirato , alle cinque del mattino.  

La particolarità  di  questa drammatica circostanza   , raccontata  da sua figlia Ada ,  fu proprio  che  mentre  Mino  perdeva  nella realtà    il figlio Amerigo   ,  lui   stava cantando l’ ultimo atto  di Rigoletto , atto in cui  Gilda la figlia di Rigoletto  muore , come da copione,   e questa sua interpretazione  fu applauditissima   forse,  per  triste ironia della sorte,  anche per  il  suo  coinvolgimento    realistico  sul piano interpretativo ed emotivo   .  Certo  questo momento  così drammatico lascerà  una traccia indelebile nella vita  dei  miei nonni .  Infatti mio nonno per ben due anni non volle più cantare  il Rigoletto e lo dovettero convincere gli amici  per  riprendere quest’opera , così come non volle mai più lasciare quella casetta  ai Ponti Rossi  dove era nato il figlio Amerigo  e dove  lo legavano  i   ricordi   del figlio  e rinunciò  all’epoca a trasferirsi  a Roma  in una casa più grande  e bella  proprio per  questo motivo, rinunciando anche  alla caparra  già versata . Inoltre  Ada  mi racconta che il fratello Amerigo  era entrato  a far parte di una congregazione di  padri francescani  per diventare anche lui un frate  e all’epoca era un  frate  “novello”, se si può dire così .   Mio nonno che era un mistico , conosceva il Padre  priore di questi frati , perché  ogni tanto quando era libero da impegni  di lavoro , nella pausa tra un contratto e un altro ,   soleva ritirarsi  in questo convento   e faceva  esercizi  di meditazione;  Ada   non   ricorda  il nome del convento.  

Mia nonna  Alfonsina  è stata  una maestra  di scuola  elementare e figlia di insegnanti,   e  Ada mi dice  che aveva   frequentato la stessa scuola di Matilde Serao  e però  da piccola non  sapevo nulla  di  questa grande scrittrice   e donna emancipata   per l’epoca  , certo è che  la classe   di mia nonna  doveva essere stata  proprio  una classe speciale  e anche lei  è stata  una donna speciale  per me .

Era molto attenta a noi nipoti   piccoli  e ci preparava sempre i dolci  buoni   e ci diceva sempre  delle cose gentili ;  ricordo la sua mitezza   e poi da grande  ho capito  tante cose  e perché  nonna   Alfonsina  abbia amato tanto   il  suo Mino    e la sua famiglia  anche se l’impresa  sia stata molto ardua  e come molte donne di allora   curassero   la famiglia  e la tenessero ben salda .  Dico questo  perché  il nonno era molto bello  e intorno a sé  aveva spesso bellissime donne  e colleghe  e  non solo ma il nonno insegnava canto  a tante persone e a donne giovani  e credo non fosse difficile  per queste   innamorarsi    dell’artista così come per l’artista rinunciare al ruolo di pigmalione  .       

 

L’intervista alla figlia Ada

Foto con nonno Mino e  nonna Alfonsina

A questo punto inizio  la serie delle mie domande  e la mia prima intervista seria ad Ada  con questa  domanda : 

“Che ricordo hai di tuo padre come figlia ?”   

 

“Era molto affettuoso  e mi  seguiva molto ,  perché   anche  io    avevo  iniziato a cantare  e a studiare   canto  proprio con lui , ero un soprano .  Anche quando  mio padre  stava fuori Napoli,  appena terminava  il contratto tornava subito a casa     per stare con la sua famiglia e i figli .  Quando è stato in  Medio – Oriente  è stato tre anni senza mai tornare a casa . Ero  appena nata  nel  ‘31  quando  mio  padre  andò in Giappone e  realizzò  un bel disco  che parlava  proprio di  me  e vi rimase sino al ’34 “  .   

A questo punto   con Ada  intraprendiamo  un po’ delle libere conversazioni sul padre  .  Mino era riconosciuto  anche come un buon maestro di canto e aveva molti allievi  e spesso non si faceva nemmeno pagare , talmente era generoso e umano . 

Non solo, ma se uno dei suoi allievi o amici  era in difficoltà finanziaria  li aiutava; in realtà il nonno  non aveva un approccio  che lo legasse  al denaro  in maniera materialistica e venale anzi  , quello che anche io so come nipote è che questa sua enorme generosità   non lo fece certo morire  da ricco , anche se avrebbe potuto sicuramente succedere; infatti  rimase sino alla fine  dei suoi anni   in quella casetta ai Ponti  Rossi , sia per suo figlio Amerigo , ma anche per quella sua  semplicità d’animo che lo caratterizzò  nella vita.

(continua…)

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