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L’incidenza e il peso  degli stereotipi  nei fatti di cronaca inerenti le madri


Roberta Ragusa
Sesso:F
Età:44 (al momento della scomparsa)
Data di nascita:21/03/1967
Statura:175
Occhi:azzurri
Capelli:castani
Abbigliamento:potrebbe aver indossato un pigiama rosa e un paio di ciabatte
Scomparso da:San Giuliano Terme (Pisa)
Data della scomparsa:14/01/2012
Data pubblicazione:14/01/2012
“Roberta Ragusa, 44 anni, sposata, due figli, vive a San Giuliano Terme (Pisa) dove gestisce una scuola-guida adiacente alla propria abitazione. Il marito ha riferito che, intorno alla mezzanotte del 13 gennaio, al momento di andare a letto lei si è trattenuta in cucina per scrivere la lista della spesa che dovevano fare insieme il giorno dopo. Alle 6:45 il marito si è svegliato e si è accorto che la donna non era a letto. Gli abiti che avrebbe dovuto indossare erano ancora in camera, mentre mancavano il pigiama rosa e le ciabatte. Inoltre la porta di casa non era più chiusa a chiave come la sera prima e in giro c’erano tutti i suoi effetti personali: cellulare, documenti, chiavi, soldi, borsetta”.
(Fonte : sito della trasmissione “Chi l’ha visto” )
Proprio ieri nel primo pomeriggio seguivo  un po’ di televisione  in un momento di pausa  e forse anche un po’  di “non –pensiero” (quasi zen..)   e ho intercettato una trasmissione  della Rai  in cui  si  trattava il caso di questa donna  Roberta Ragusa  e della sua improvvisa scomparsa risalente ormai a due mesi fa.
Come nella migliore tradizione  televisiva a parlarne vi erano giornalisti competenti  di cronaca nera,   esperti  del ramo della psicologia  e scrittrici  esperte di giallistica  e  dalle  diverse discussioni  che si intrecciavano in maniera anche appassionata  sul caso  emergeva  ( in maniera forse anche un po’ inquietante , almeno per me,  che ascoltavo con una  certa attenzione  in quel momento)  tutto un interrogativo  sul fatto che fosse impossibile ed  “innaturale”   per una madre abbandonare  la propria casa  e soprattutto i propri figli  in quel modo,  salvo essere stata  presa da un qualche cedimento psichico   , insomma da una qualche turba psicologica forte  oppure fosse stata   in qualche modo  presa con forza e portata via dai suoi cari e dalla sua casa .
Ecco su questo ultimo aspetto , tutti  i vari ospiti alla trasmissione   hanno avuto modo di “scatenarsi”  con la certezza  matematica di far passare “un messaggio  della e sulla maternità”   su cui normalmente  siamo tutte /i  d ‘accordo  vero?  Ossia  che se è una madre che va via di casa  in quel modo  come ci è stato descritto  , (anche  dalla scheda della preziosa  trasmissione Chi l’ha visto ),  è sicuramente  “non normale” , “non naturale”  ,  e forse  siccome questa cosa socialmente va un po’ contenuta  aggiungiamo che  se lo ha fatto ,  è perché  qualcuno  l’ha sicuramente  “costretta”  a fare una cosa che non voleva  e che soprattutto  “non è previsto per una madre” farlo con  quelle  modalità  così   non  catalogabili e  anche un po’ tanto misteriose  .
Intanto premetto che non mi occupo di cronaca nera  e ovviamente non mi ritengo un’ esperta del settore , mi permetto solo di  interrogarmi  e riflettere  con uno sguardo di donna e madre dei nostri tempi   e il pensiero che da ieri mi risuona  in testa  , dopo aver ascoltato  e ragionato sulle varie  valutazioni  su questo caso  ,  è che  ancora una volta  sento dibattere  molto  sul fatto che  le madri  debbano  rispondere , in qualche modo,  quasi sempre  a degli stereotipi  culturali e sociali  molto radicati , mentre  i padri  rispondono ad altri stereotipi , anch’essi ancora molto radicati …..ecco  allora mi domando  ma come si possono svolgere in questi casi  delle indagini legali e giudiziarie ,  serene  e  in maniera  totalmente “libera”  dai  condizionamenti culturali  così  ancora  radicati  socialmente  sino anche  nelle  valutazioni di esperti , o meglio  nelle loro modalità comunicative  ?
Mi spiego meglio   con questa successiva domanda che rivolgo a me stessa  ma anche a chi vorrà interrogarsi  e magari troverà una risposta , ossia “ Siamo così tanto sicuri che  una madre  non possa prendere delle decisioni ,  anche molto difficili  e drammatiche,   in un momento di lucidità   e   secondo un suo libero arbitrio ? “
Scusate ma  siccome credo che per capire  bisogna  anche  cercare di andare al di là degli stereotipi ricorrenti    e purtroppo colgo  che questo sforzo non è spesso praticato   da chi si occupa di comunicazione  e  di “media”  mi piace concludere  con la frase  e il pensiero  di un caro amico (chiaramente  “decontestualizzandolo”   da un testo molto delicato  inerente ad un dialogo tra un padre e un figlio  su malattia e disabilità )   che condivido appieno  e  su cui    varrebbe  veramente la pena  riflettere  ogni qual volta , forse in maniera un po’ superficiale ,  incaselliamo  alcuni episodi  o situazioni  che  evidentemente  dobbiamo comunque  umanamente  più giustificare che indagare  e risolvere  :

“Ci spaventa incontrare la fragilità degli altri , perché temiamo di riconoscervi la nostra “
(Umberto. Brancia ,” Non avevo le parole. Dialogo sulla malattia tra un padre e un figlio “. Città aperta Ed 2006) .

Quindi   mi sento di aggiungere  che   spesso  ci sarà capitato di  supporre , per errore,  una fragilità  negli altri  che   però  incaselliamo  e  stigmatizziamo  per sempre
Grazie, Stefania Cavallo
14 marzo 2012

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