Solo coloro che sono abbastanza folli da voler cambiare il mondo …lo cambiano davvero!Just another WordPress.com site

E’ evidente che  le famiglie italiane , per la maggior parte , siano state
messe K.O.   dalla crisi  e questo non ha modificato  solo i  conti in banca
e i  consumi  , ma soprattutto ha modificato le abitudini  e le relazioni  ,
ha modificato l’atteggiamento e la visione della propria quotidianità e
della vita  ,  tanto più se ci riferiamo a coppie con bambini piccoli .
In cifre la fotografia appare impietosa: meno 2,7% del reddito disponibile.
A scattarla è l’Istat  che così fissa una prima flessione dal 1995.

Attenzione  non voglio dire che questo sia  necessariamente  un fatto solo
negativo , cerco solo di fare  un’analisi  oggettiva di ciò che è accaduto
senza  voler aggiungere giudizi  o facili strumentalizzazioni  della realtà
a favore di qualcuno .

Infatti , ora vorrei  approfondire  e circostanziare  cosa  può accadere ,
anche  a livello psicologico,   a chi   per la prima volta si trova a
doversi recare in un ufficio dei servizi sociali .

E’ evidente che in questo caso penso a persone  che d’abitudine  cercano
sempre di farcela con proprie risorse   e che inoltre non hanno una buona
considerazione di una concezione assistenzialista  dello stato  ,  però si
rendono conto  che il momento è così difficile  che decidono di
rivolgersi  ai servizi sociali  e di  chiedere quali strumenti  ci siano  a
disposizione  per avere un aiuto temporaneo in caso di problematiche legate
alla perdita di un lavoro  quindi  congiuntamente  all’impossibilità di
continuare a pagare un affitto di casa , anche elevato , o le utenze  di gas
e di elettricità ,  oppure a pagare la mensa per i propri bimbi  , ecc .

La domanda  su cui porre una riflessione  e a cui cercare delle risposte  è
proprio questa :

Oggi, quali sono gli strumenti a disposizione  per superare  il momento di
empasse  economico  personale e familiare  ?
Ci sono dei benefici  reali  che possono consentire ad una famiglia , in
queste condizioni di disagio, di avere un po’ di respiro  per poter
riprendere la giusta fiducia   e cominciare a guardare  ad un presente
(neanche ad un futuro!)    meno  ansiogeno  e preoccupato per se stessi e
per i propri figli ?

Ecco queste persone “tipo”,  che ho scelto per rappresentare meglio la
situazione ,  il più delle volte usciranno delusi , da questi uffici,   e
ancora più preoccupati  perché verrà detto loro  che   vi è già una lista
lunga di casi come il loro  , che non ci sono risorse  a disposizione  e
insomma sarà un continuo prendere tempo , però sarà possibile  tenere i
contatti  e tenersi informati perché   chissà qualcosa potrebbe cambiare !

Chi si reca in questi  luoghi pubblici  sono spesso le donne , le madri che
con la loro elevata  dignità  personale  sanno che in certe situazioni
bisogna chiedere aiuto  perché , le donne  sanno che  l’orgoglio  è un
sentimento  che va utilizzato a piccole dosi  e possibilmente eliminato
quando si è in difficoltà  , in questi casi poi c’è già una sorta di rete
tra mamme e amiche per cui  ci si sostiene quotidianamente   affinché si
cerchino le soluzioni adeguate  e senza grosso imbarazzo  si richieda quello
che occorre  per  poter garantire  ai propri figli  una vita il più
possibile  normale  e dignitosa  .

Non voglio dire che gli uomini non ne siano capaci  , ma sempre per
esperienza  personale ,  ho visto uomini anche in gamba  ed equilibrati
avere grosse difficoltà   a dover ammettere  di aver bisogno  di chiedere
aiuto in questi uffici  e non vi dico  come si sono sentiti poi trovandosi
davanti ad un impiegato   o ad un assistente sociale !

Ecco anche qui  però  vorrei sfatare alcune leggende metropolitane  e
interpretazioni   che con  superficialità ricorrente affermano   che    non
sia un vero problema , ma che siano scuse  o  una certa  vigliaccheria nel
non voler affrontare i problemi , ecc.  .

Intanto  mi viene da chiedere a costoro se sono mai andati  in questi
uffici,  loro di persona,   per una necessità di questo tipo  e quindi li
inviterei a farlo e poi a dirmi come si sono sentiti  .
Per chi non è abituato a chiedere , perché ha sempre cercato di farcela con
le proprie forze, vi garantisco che    entrare  per la prima volta  in
questi posti  comporta  un carico emotivo  notevole  soprattutto se  si è
capofamiglia  e ci si è sempre vissuti come chi  risolveva tutti i problemi
di casa e dei figli,   perché col lavoro , che ora magari non c’è più,  la
persona ha una dignità e un’autostima che spesso si viene a perdere  quando
si perde anche  il lavoro .

A tutto questo poi  si aggiunge  ciò che  può  comportare  la diffusione di
situazioni depressive ancora più gravi  con casistiche   che spesso portano
all’aumento dei   conflitti di coppia  con conseguenti  e ulteriori
separazioni ,  depressioni  che fanno ammalare le persone  perché soccombono
alla situazione perché la ritengono una “vergogna”  per loro  , un
fallimento personale e una “vergogna”  sociale  troppo forte per poter
continuare a  lottare  e  sopravvivere  o addirittura a vivere , e allora
forse è meglio ammalarsi o addirittura cercare la morte.

Chi mi conosce sa del mio positivismo  illuminato e continuo,   però  è
importante in questi momenti capire quali siano le implicazioni  di ciò che
può accadere in queste situazioni  e ,come dicono gli esperti , cogliere i
giusti segnali  perché  le persone con questa tipologia di difficoltà   non
vengano  lasciate sole  e soprattutto senza che sia fornita loro  una
speranza  di cambiamento .

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