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Ci sono professioni che faticano ad essere riconosciute soprattutto in Italia,  nonostante  il  loro valore sociale e culturale ,   e parlo del mediatore  familiare .

 

Cosa non è un m. f.  :

non è   un assistente sociale ; non è uno psicologo;  non è un terapeuta, non è un consulente ; non è un educatore ; non è un legale ; non è uno sfascia-matrimoni; non è  uno che porta via i bambini altrui .

 

Allora di seguito  ho voluto spiegare,  a mio modo,  cosa è un mediatore familiare:

 

La facilitatrice  di buone separazioni

 

L’altro giorno in libreria  ho incrociato un libro  in maniera molto veloce  che s’intitolava  “La riparatrice di matrimoni”  , un titolo immediato e  molto evocativo   e che mi è piaciuto subito  e mi sono detta    “Vedi com’è chiaro definirsi,   nella professione , come “riparatori di matrimoni”  anziché   “mediatori familiari ”  la prima definizione arriva decisamente  subito alle persone , o no?”  .  Questo fatto, solo  all’apparenza un po’ banale , ha innescato in me tutta una serie di riflessioni  sulla mia professione   e su come sia importante potersi definire in tal senso.  Questo perché  quando mi chiedono “Che lavoro fai ?”  nel rispondere “la mediatrice familiare”  già mi accorgo che  il mio interlocutore, il più delle volte,   mi guarda  con  sguardo  interrogativo  oppure mi risponde  “Sei un’assistente sociale?”  e attende da me chiarimenti in proposito , forse  non aspettandosi  poi da me tutta una “pataffiata”  (come si dice  dalle mie parti  in provincia di Milano)  in cui  addirittura  arrivo a parlargli di una “ cultura   di pacificazione delle relazioni”  e come in Italia questo approccio alternativo  ai conflitti  , quello della mediazione familiare,  sia ancora molto  poco utilizzato perché  spesso  poco  conosciuto  ai più.

Allora pensate se anch’io potessi definirmi  “la facilitatrice di  buone separazioni”  , un po’ come la mia “riparatrice di matrimoni”, forse   risulterei  anche meno minacciosa alle persone che comunque  percepisco essere sempre un po’  “diffidenti”  quando   parli di  “mediazione familiare”  .  Non è mai  facile spiegare  alle persone  che ci si può separare  in maniera civile  soprattutto  che è un dovere farlo  , quando  per uno dei due coniugi  non c’è più quel sentimento di unione  sentimentale  e  di progettualità  coniugale e tanto più se ci troviamo in presenza di figli minori   che non c’entrano  proprio  nulla con   le liti e le ripicche dei loro genitori  che non vanno più d’accordo  .

Però da oggi ho deciso che mi definirò  “facilitatrice di buone separazioni”  perché anche le parole sono importanti  e soprattutto ciò che ci definisce   è fondamentale . Non si tratta di un’operazione di semplice marketing  , come forse direbbe qualcuno,  ma si tratta di vera sopravvivenza perché  in questo ambito  professionale di frontiera  quale è  “la mediazione familiare “  si fa ancora  molta fatica a essere riconosciuti   e spesso  capita di dover  soccombere  a  definizioni  da un lato un po’ ambigue  e  dall’altro   più canonizzate  del tipo  “mediatore sociale”, “assistente sociale”  o “ psicologo” ,   per   poter  lavorare .

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